FAQ

Di seguito alcune delle domande più frequenti:

1Se un docente è venuto a conoscenza del progetto ma l’istituto presso il quale esercita la propria professione non ha ricevuto il kit, come può fare per riceverlo?
Per prima cosa può chiedere al dirigente scolastico del suo Istituto o al funzionario didattico di riferimento se ha ricevuto l’informativa del progetto via e-mail da Comunicazione 2000. In caso di esito negativo, può suggerire alla scuola di inviare una mail con manifestazione di interesse all’indirizzo oggiperdomani@comunicazione2000.com.
1Per le scuole che non si trovano nel Comune di Roma è possibile ricevere ugualmente il kit?
In questa prima fase, il progetto è destinato alle scuole dell’infanzia e alle scuole primarie del Comune di Roma. Gli istituti scolastici al di fuori del Comune di Roma che fossero interessati al progetto possono inviare una mail con manifestazione di interesse all’indirizzo oggiperdomani@comunicazione2000.com. Le richieste saranno tenute in considerazione per un eventuale sviluppo del progetto.
1Una volta ricevuto il kit, i docenti possono riutilizzarlo negli anni scolastici successivi?
Sì. Il materiale potrà essere utilizzato dagli insegnanti anche negli anni scolastici successivi. Tuttavia, in occasione della prima adesione al progetto è richiesto alle scuole di rispettare le tempistiche prestabilite sia per la somministrazione del video alla classe che per la compilazione e la riconsegna dei questionari.
1Esistono dei materiali informativi dedicati ai genitori?
Sì. Le scuole aderenti al progetto hanno ricevuto un kit contenente un manuale e un glossario destinato ai genitori. Questi materiali possono essere richiesti direttamente alla scuola del proprio figlio, che provvederà a fornirli in formato digitale o cartaceo.
1Se il proprio figlio ha visto il video animato di Oggi per Domani e ha chiesto il significato di alcuni concetti ai genitori. Questi ultimi dove possono trovare delle indicazioni utili a riguardo?
Su questo sito, nella sezione “Scrivi all’esperto” della pagina Contatti oppure richiedendo alla scuola il manuale e il glossario per i genitori in dotazione con il kit.
1A seguito della distribuzione del materiale inerente il progetto, una mamma si è rivolta a un docente per chiedere aiuto per una situazione di violenza domestica. Che cosa può fare il docente in questo caso?
Prima di tutto, deve ascoltarla e rassicurarla sul fatto che non deve sentirsi sola e che si farà di tutto per aiutarla a trovare una soluzione. Poi, si può invitare la donna a contattare gli esperti psicologi messi a disposizione dal progetto tramite apposita mail oggiperdomani@comunicazione2000.com o a chiamare il 1522, il Numero Antiviolenza e Stalking, che orienterà la donna verso il centro antiviolenza più vicino alla sua abitazione.
1Se una donna non denuncia la propria situazione di vittima di violenza domestica, significa che non prova disagio in tale situazione?
No, assolutamente. La sua difficoltà a scappare da quella situazione è una diretta conseguenza della violenza di cui è vittima: la donna si convince che quanto le viene detto ogni giorno sia vero e che, quindi, non ha né via di scampo né le risorse per contrastare quanto subito.
1L’autore di violenza verso una donna ha una patologia mentale? È una persona malata?
Assolutamente no. Sicuramente è una persona con dei problemi a livello relazionale e di gestione delle proprie emozioni, ma nella maggioranza dei casi non è una persona con un disturbo psichico. Anzi, vederlo come un malato è un errore perché porterebbe le vittime a giustificarne i comportamenti.
1Un uomo diventa violento quando abusa di sostanze stupefacenti o alcool?
La dipendenza da stupefacenti o alcol è un problema separato da quello della violenza, in quanto non necessariamente tutte le persone che abusano di sostanze sono violente. Anche in questo caso è fondamentale non collegare i comportamenti al fine di evitare eventuali giustificazioni di quanto subito.
1Le situazioni di violenza di genere accadono maggiormente nei contesti socio-economici più bassi?
No. La violenza è un fenomeno che colpisce indistintamente ogni ceto sociale.
1Se una donna tradisce il marito, può essere giustificata una reazione violenta da parte di quest’ultimo?
Assolutamente no! Non c’è nessun comportamento che giustifichi la violenza.
1Se i bambini dormono mentre il padre esercita della violenza sulla madre, essi sono tutelati dal subire violenza assistita?
Purtroppo no. Non basta una porta per tutelarli. I bambini respirano il clima di quella casa e percepiscono gli stati d’animo e le situazioni dei genitori.
1Se una donna vittima di violenza denuncia il marito, i figli vengono affidati ai servizi sociali?
Assolutamente no. Spesso i violenti minacciano con contenuti di questa portata le vittime per tenerle bloccate tra le mura di casa. Una donna vittima di violenza ha tutto il diritto di vivere con i propri figli.
1Se una donna chiede aiuto agli esperti del progetto, al 1522 o ad un centro antiviolenza deve poi denunciare per forza?
No. È possibile contattare questi servizi anche soltanto per chiedere informazioni di varia natura o per essere supportate psicologicamente. È inoltre possibile mantenere l’anonimato.
1È possibile che un uomo violento smetta di essere tale?
Non è semplice ma sicuramente può esserci un vero e duraturo cambiamento con la sua volontà di mettersi in discussione e di impegnarsi, riconoscendo di avere un grave problema e rivolgendosi ad un esperto.
1È consigliabile una terapia di coppia nei casi di violenza domestica?
No, non è consigliabile una terapia di coppia poiché significherebbe riconoscere sia al violento quanto alla vittima la stessa parte di responsabilità e questo non sarebbe corretto. È, quindi, consigliabile che essi svolgano due percorsi individuali, perseguendo obiettivi diversi.
1Se il partner non vuole accettare la decisione della propria compagna di interrompere la relazione e continua a telefonare, nonostante sia stato pregato più volte di smetterla. Che cosa deve fare la persona vittima di stalking?
Se questa situazione fa sentire in pericolo la persona che ha interrotto la relazione tanto da provare uno stato di paura e ansia che non le permettono di vivere normalmente la vita di sempre, vuol dire che si tratta di un caso di stalking. La prima cosa da fare, prima di ricorrere alle Forze dell’Ordine, è scrivere allo stalker un messaggio deciso dove si comunica che non si vogliono più ricevere messaggi e telefonate da lui senza aggiungere altro. Da quel momento in poi non si deve rispondere più a nessun tipo di richiesta di contatto.
1Se un marito ripete da anni alla moglie che non è una brava moglie, che non è capace di fare nulla e che non vale niente, questa situazione potrebbe essere considerata una forma di violenza?
Certamente. Si tratta di violenza psicologica perpetrata negli anni all’interno del rapporto coniugale e, quindi, è un caso di violenza domestica.
1Se una donna è vittima di violenza domestica ma non ha le risorse economiche per poter chiedere aiuto a un avvocato, che cosa può fare?
Gli avvocati che prestano la loro opera presso le associazioni di volontariato offrono la loro consulenza gratuitamente. Inoltre, molti avvocati sono iscritti al patrocinio a spese dello Stato e, quindi, supportano gratuitamente le persone con reddito minore a euro 11.493,82. In particolare, poi, la legge tutela le donne vittime di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale offrendo loro la possibilità di essere seguite legalmente in maniera gratuita.
1Se un uomo tiene la propria compagna chiusa in casa e la fa uscire solo per portare e riprendere i figli a scuola. Che cosa può fare la donna?
La vittima deve provare a chiedere aiuto a qualcuno che si incontra all’uscita di scuola se non si ha a disposizione un telefono e deve raccontare la propria situazione in modo che possa essere denunciata alle Forze dell’Ordine che procederanno con le verifiche. Se la situazione è molto grave si troverà il modo di far uscire la donna vittima e i propri figli dall’abitazione portandoli in una casa di accoglienza protetta.

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